

Pensare quanto software utile si potrebbe scivere con tutti quei soldi buttati.
papà, marito e programmatore


Pensare quanto software utile si potrebbe scivere con tutti quei soldi buttati.


Ripeto, se tutti i contenuti commerciali (e i loro creatori) sparissero dal web (inclusi gli output dei software programmati statisticamente come i #LLM), il mondo sarebbe migliore.
Meno profilazione, meno segmentazione e dunque meno divide et impera.
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Dunque il 3 è l’unico veramente incompatibile con l’architettura federata, ma come dicevo è una feature.
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Beh, è come dire che se la cocaina ti fa star meglio del sesso, non basta dire che ti toglie qualsiasi libertà per farla lasciare.
Che sarà pur vero, per carità, ma non coglie la natura della questione.
Comunque sono curioso: quale funzionalità utile del software centralizzato ti sembra incompatibile con un architettura distribuita come quella del web (e del fediverso)?
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> Il problema è che sono i social commerciali ad essere un’alternativa adulterata del #fediverse
No, storicamente è il contrario. I social commerciali piuttosto sono stati l’alternativa al WEB
Il #fediverse è il #web.
Più precisamente, è un’evoluzione diretta del web con cui si integra perfettamente. Basta pensare a come WordPress, che esiste dai tempi di XHTML 1.1 (ben prima di #Google #Chrome, lanciato nel 2008), sia uno degli innumerevoli software che ne fanno parte. O a #NodeBB che esiste dal 2013 ed è letteralmente un forum.
I social commerciali sono sempre stati un surrogato di tutto questo. Il selling point dei gruppi #Facebook era “fatti il tuo forum gratis senza sapere o installare niente” e continuano ad esserlo.
Purtroppo ora che hanno abbindolato miliardi di persone, molti giovani che non hanno mai visto il web possono credere che siano venuti prima.
Ma rimangono surrogati.
a semplici funzionalità che, per architettura o per diffusione, i social commerciali possono avere e il fediverso no
Se non sono realizzabili con un’architettura distribuita, sono intrinsecamente autoritarie: non sono funzionalità, ma difetti.
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Il problema è che sono i social commerciali ad essere un’alternativa adulterata del #fediverse.
@informapirata@mastodon.uno trova problematica le differenze, chr tengono lontani influencer e contenuti commerciali, anche per l’impossibilità di farsi pompare in visibilità (e dunque follower) da algoritmi che premiano contenuti allineati agli interessi politici ed economici della piattaforma.
Di conseguenza, chi cerca nel #fediverso una sorgente costante di dopamina da sostituire alla dopamina indotta dall’uso dei social mainstream, ma senza superare la dipendenza che questi inducono negli “utenti”, non può che restare deluso.
Ma sono i social mainstream, piazze di spaccio travestire da centro commerciale, a surrogare le relazioni sociali che il #fediverse può mediare, non viceversa.
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Sono stato invitato anche io per portare una prospettiva #cibernetica. Confrontando Palantir con #Microsoft, #Google e #Amazon nel contesto del #genocidio in corso a #Gaza, spiegherò come Palantir sia un pericolosissimo squalo… in mezzo ai kraken.
Su Palantir e la #Twitter mafia
Sul confronto fra i centri di controllo delle aziende (come agenti cibernetici)
Sulle aziende che collaborano al genocidio di Gaza:
______
¹ mancano link importanti allo schema di #FrancescaBria: quello fra Microsoft e #OpenAI e quelli fra Microsoft e i governi europei (sia nazionali che locali)




Ci si può ragionare, nell’ambiente giusto potrebbe essere un’idea innovativa.
Ma forse anche un semplice repo fdroid (o tanti repo fdroid personali) produrrebbero la stessa evoluzione cibernetica, in modo più semplice.
@anzu@items.minimals.org @informapirata@mastodon.uno @lcruggeri@mastodon.uno @informatica@feddit.it


È pericoloso anzitutto perché la gente scaricherebbe ed installerebbe software compilato da sconosciuti.
Potremmo mettere su un sistema di firme crittografiche, ma alla radice se non sei sicuro di poterti fidare di chi compila un software (e che chi lo compila sia davvero chi dice di essere) non dovresti installarlo. Poi difficilmente un attaccante può essere pericoloso quanto Google o Microsoft, ma è comunque meglio mantenere la “catena di fiducia” chiara ed esplicita.
Poi il metodo di distribuzione delle APK non è un problema. Torrent ha vantaggi e svantaggi.
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Come dicevo, se si facesse una associazione, si deve trovare un meccanismo decisionale condiviso.
Che può essere anche “decide chi si sbatte a fare il lavoro” oppure “decide il Presidente” (io voto Anzu! 😀) oppure ancora “si mette solo ciò che convince tutti gli iscritti” o ancora “si mette ciò che serve ad almeno due iscritti” etc…
Se si fa una cosa fra amici, si mette ciò che si riesce a mettere (nel senso che qualcuno riesce a trovare il tempo per farlo) e si aggiorna quando si può. Una cosa conviviale, appunto, in cui il repo diventa più una scusa per farsi due chiacchere fra amici e decidere insieme pro e contro delle diverse App, che per usare le App, di per sé.
Non credo che si debba chiedere il permesso agli sviluppatori per ricompilare e/o ridistribuire #softwarelibero (e nemmeno #opensource!).
Potrebbero esserci dei problemi a pubblicare pacchetti con lo stesso nome dell’originale (e questo potrebbe essere uno sbatto da cambiare… onestamente non lo so), ma finché girano e non danno problemi a noi, potremmo anche sbattercene.
Detto questo, sono d’accordo che #Google è il male e bisogna aspettarsi il peggio.
E sono d’accordo che i cellulari sono computer e come tali dovrebbero essere sotto il totale controllo del proprietario, non del produttore. Ma ad oggi l’uso del software libero disponibile su F-Droid aiuta a ridurre l’emoraggia di dati personali che subiscono gli utenti Adroid (se ovviamente rinunciano ad utilizzare il software preinstallato e/o spyware come Instagram, Spotify, WhatsApp etc…)
CC: @mario@puntarella.party @informapirata@mastodon.uno @lcruggeri@mastodon.uno @informatica@feddit.it


Toh, stando a questa guida il repo in sé non necessita strettamente nemmeno di una VPS.
Poi però il diavolo sta nei dettagli e bisognerebbe davvero provare.
E poi c’è che a far le cose bene ci vorrebbe una macchina dedicata (o semidedicata) alla build delle APK.
E un meccanismo ben fatto (Liquid Feedback?) per selezionare pochi software (direi max 15 o 20) da manutenere.
@giacomo@snac.tesio.it @anzu@items.minimals.org @informapirata@mastodon.uno @lcruggeri@mastodon.uno @informatica@feddit.it


per condividere le APK via F-Droid credo che “bastino” una vps e un po’ di tempo. F-Droid.org ha tutto un processo semiautomatico ma il setup non è banale e ci vuole una macchina carrozzata, ma forse a un gruppo piccolino che si cura il proprio piccolo set di app, potrebbe bastare un processo manuale.
È una di quelle cose per cui potrebbe aver senso mettere su una piccola associazione, ma anche un gruppo di amici informale ne può beneficiare.
Mi proporrei io per gli aspetti tecnici ma da un lato scommetto un caffé @anzu@items.minimals.org di APK ne sa di più (c’è qualcosa di cui non ne sa di più? 😎) e d’altro canto il mio tempo libero è proprio poco.
Se qualcuno è seriamente interessato provo a ragionare su costi e tempi, ma non garantisco nulla. Certo l’idea di avere un repo conviviale e davvero degno di fiducia (perché conosci personalmente chi lo gestisce e puoi menarlo se fa intenzionalmente cazzate) è molto potente. L’ideale sarebbe mettere in condizione anche altri di fare lo stesso.
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E da dove arrivano tutti quei soldi?
Dai portafogli dei cittadini europei che comprano i prodotti il cui prezzo include la propria manipolazione cognitiva.
Le aziende pagano #Google & friends per convincerti a comprare un prodotto ad un prezzo che necessariamente deve coprire anche il costo pagato a Google.
E con quei soldi che paghi in più ti sorveglia, ti manipola e corrompe i politici che dovrebbero rappresentarti.
E ti fa pure credere di lasciarti usare #GMail o #WhatsApp gratis!
🤦♂️


Non ho presente quale critica quelli di GrapheneOS facciano specificatamente a #FDroid (link?) ma in generale penso che quelli di #GrapheneOS sono come minimo sospettosamente paternalistici.
Se non proprio in malafede, visto che alla fine della fiera supportano solo smartphone letteralmente prodotti da #Google.
Se sei un narco-trafficante colombiano forse tanta rigidità ti serve, ma a me interessa di più l’autonomia cognitiva del 99.999% della popolazione mondiale.
Poi si può certamente fare ancora meglio di F-Droid: per esempio ci sono gruppi che si autogestiscono i propri repository, mettendoci dentro solo apk compilati da membri del gruppo con cui gli altri membri hanno stretti rapporti di fiducia. Si potrebbero tirar sù associazioni per distribuire/ridurre i rischi. Ma si può fare perché qualcuno ha creato F-Droid in prima istanza.




Sul futuro di #Fdroid vedremo.
Difficilmente Google potrà impedire di compilare e installare un APK libera. O di distribuirla, se non violi la licenza.


In che senso?
#Android funziona benissimo senza un account #Google.
Al limite usi AuroraStore installato via F-Droid per quelle rare App di cui non esiste un equivalente su #FDroid stesso.
Io poi disinstallo o disabilito sempre tutti i software di sorveglianza (di Google e non).
Android ti da attivamente una mano: dopo che disabiliti Google Play Services e Google Play, Android ti manda una serie di notifiche minacciose del tipo “Il software Stacippa non funzionerà senza Google Play Service! Corri a riabilitarlo!”.
Così io cerco Stacippa su PackageManager per identificarne il nome pacchetto e disinstallarlo (o disabilitarlo, PackageManager fornisce comandi #adb per gli smartphone android non rootati).
O magari non ho capito la tua domanda?
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https://github.com/matplotlib/matplotlib/pull/31132#issuecomment-3890706730
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